ERASMUS+ MAD ABOUT EUROPE: Shaping Freedom through Maths, Art and Democracy
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Un momento fra i più significativi dell’intera esperienza della mobilità Erasmus+ è stato rappresentato dalla visita al centro storico e ai principali luoghi di interesse della città; un percorso che ha trovato il suo naturale punto di arrivo nella tappa più attesa: la visita all’Università di Coimbra, simbolo della tradizione culturale e intellettuale del Portogallo.
All’arrivo, gli studenti italiani del Liceo De Giorgi e gli studenti portoghesi dell’istituto D. Dinis, coinvolti nella mobilità Erasmus+, sono stati accompagnati in un viaggio attraverso la storia quasi millenaria di uno degli atenei più antichi d’Europa.

Fondata ufficialmente nel 1290, l’Università di Coimbra nacque inizialmente come sede temporanea per lo studio della Teologia e del Diritto Canonico all’interno dell’antico palazzo reale. Fu solo durante il regno di re Dionigi che l’edificio venne definitivamente convertito in università, dando avvio a un percorso di crescita che avrebbe portato l’istituzione a ospitare numerose facoltà e ad affermarsi come punto di riferimento accademico a livello europeo.
Per secoli, quella di Coimbra è stata l’unica università del Portogallo e ha formato generazioni di giuristi, medici, scienziati e funzionari che hanno contribuito allo sviluppo culturale e politico del Paese e dei suoi territori d’oltremare. Camminare tra questi spazi significa attraversare secoli di storia europea, dove il sapere non è mai stato solo studio, ma anche responsabilità e potere
Non è un caso che, nel 2013, l’intero complesso universitario sia stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Uno dei luoghi che incarna meglio il legame con la tradizione è il campanile dell’Università, chiamato dagli abitanti di Coimbra “La Cabra”. Il soprannome, dal significato ironico e inizialmente negativo, deriva dal ruolo che il campanile ha avuto per secoli nel regolare i ritmi della vita accademica, scandendo l’inizio e la fine delle lezioni.
Questo è solo uno dei numerosi luoghi significativi dell’università. Tra i più particolari vi è anche la prigione universitaria, costruita esclusivamente per studenti e professori. All’interno dell’ateneo vigeva infatti una giurisdizione autonoma: chi infrangeva le regole universitarie non veniva giudicato dai tribunali civili, ma da una corte interna. Tra i reati più gravi vi era il furto, in particolare quello di libri, strumenti di studio o beni appartenenti all’università. In questi casi, studenti e docenti potevano essere imprigionati all’interno della stessa università, a dimostrazione di quanto il sapere e le sue istituzioni fossero considerati beni da tutelare con la massima severità.
La zona più maestosa, sontuosa e mistica di tutto l’istituto è indubbiamente la storica libreria dell’Università, conosciuta come Biblioteca Joanina. Costruita nel XVIII secolo per volontà del re Giovanni V, la biblioteca rappresenta uno dei più straordinari esempi di architettura barocca europea legata al sapere. La sala principale si estende per oltre 37.000 metri cubi di bellezza curata e solenne, pensata non solo come luogo di studio, ma anche come spazio simbolico in cui il sapere doveva apparire potente, ordinato e quasi sacro.
La biblioteca è suddivisa in tre grandi aree, collegate tra loro, che si sviluppano in altezza grazie a due piani di librerie alti circa 4,5 metri ciascuno, separati da un elegante balconcino ligneo. Questa struttura verticale permetteva di contenere migliaia di volumi e allo stesso tempo di dare alla sala un senso di imponenza e armonia. Qui il sapere non è solo custodito: è celebrato. Ogni elemento architettonico e decorativo – dalle librerie ai mobili – è realizzato in legni pregiatissimi, lavorati con estrema cura e rivestiti con foglia d’oro per esaltare i ricchi intarsi e le sinuose curve tipiche del barocco. Nulla è lasciato al caso: la ricchezza delle decorazioni aveva lo scopo di comunicare il valore del sapere come bene prezioso, degno di rispetto e protezione, e di trasmettere a chi entrava un senso di meraviglia e di silenziosa reverenza.
Gli intarsi delle librerie sono ulteriormente impreziositi grazie a una tecnica decorativa chiamata urushi, proveniente dall’Oriente, che prevede l’utilizzo di una lacca giapponese color oro per imprimere nel legno raffinati motivi floreali. Questo dettaglio testimonia l’apertura culturale dell’epoca e i contatti del Portogallo con l’Oriente, favoriti dalle grandi rotte commerciali e dalle esplorazioni marittime.
Anche quelli che sembrano essere dettagli marmorei, in realtà, sono interamente realizzati in legno dipinto. Attraverso una pittura estremamente accurata, il legno assume il colore e la texture del marmo, creando un effetto visivo sorprendente che contribuisce a rendere l’ambiente ancora più solenne e armonioso.
La luce della sala proviene esclusivamente dalle finestre collocate nel secondo piano delle librerie. Anche i professori, per studiare e svolgere le loro ricerche, erano costretti a utilizzare piccoli studi disposti ai lati del piano inferiore. Questa scelta architettonica aveva uno scopo ben preciso: impedire che i libri uscissero dalla biblioteca e ridurre al minimo l’esposizione alla luce esterna, uno dei principali fattori di deterioramento dei volumi antichi.
La cura riservata alla conservazione dei libri e delle strutture era minuziosa e costante. Un esempio particolarmente curioso è la presenza di una piccola colonia di pipistrelli che ancora oggi abita la biblioteca: durante la notte questi animali si nutrono di tarli e insetti dannosi per la carta, contribuendo in modo naturale alla protezione degli antichi manuali.
Le librerie nascondono inoltre scale interne utilizzabili per raggiungere i volumi collocati più in alto. Tuttavia, non a tutti era concesso prelevare i libri: solo i bibliotecari dell’università potevano farlo. Per richiedere un volume era necessario suonare una delle campanelle dorate poste ai lati delle diverse aree; solo dopo attenti controlli e autorizzazioni il libro veniva prelevato e consegnato per la consultazione negli appositi studi.
Usciti dalla libreria gli studenti hanno proseguito il loro percorso verso la Cappella di São Miguel. Per accedervi hanno attraversato un elegante portale neoclassico e subito si sono trovati davanti a un maestoso organo sulla parete laterale destra. Lo strumento, originariamente commissionato dal re Giovanni V per una chiesa molto più grande a Lisbona, fu poi destinato a questa cappella per non sminuirne il valore. Risalente all’epoca barocca, l’organo presenta una caratteristica tipica dello stile iberico: le oltre 2.100 canne non sono disposte solo verticalmente, ma alcune anche orizzontalmente, creando un effetto visivo e acustico unico.
La parete laterale sinistra è decorata con i tradizionali azulejos, le famose ceramiche azzurre con motivi geometrici e floreali tipici di Coimbra. Una curiosità della cappella riguarda il balconcino nella navata, riservato al sovrano durante le messe: il suo scopo simbolico era quello di avvicinare la figura del re a Dio, sottolineando il legame tra il potere terreno e quello spirituale.
L’ultima tappa del percorso è stata il Museo di Storia Naturale, ospitato nell’ex collegio dei Gesuiti. In origine, questo edificio era dedicato allo studio della Teologia e del Diritto Canonico, secondo l’insegnamento dei Gesuiti, che esercitavano una grande influenza sulla vita culturale e sociale del Portogallo. Dopo l’espulsione dell’ordine nel XVIII secolo, la struttura venne riconvertita allo studio delle cosiddette “filosofie naturali”, ossia le discipline scientifiche come chimica, fisica e matematica, secondo i principi del metodo scientifico di Galileo Galilei.
Oggi il museo offre un viaggio tra manoscritti storici, strumenti scientifici antichi, studi matematici, reperti naturalistici e collezioni di oggetti provenienti dalle spedizioni portoghesi in tutto il mondo. Passeggiare tra queste sale significa vedere con i propri occhi come l’Università di Coimbra sia stata, fin dai secoli passati, un centro di innovazione e conoscenza, dove lo studio della natura si intrecciava con la storia, l’arte e l’esplorazione globale. È qui che si comprende come Coimbra sia stata, e continui a essere, un luogo in cui arte, scienza e storia dialogano senza interruzione.
A rendere l’esperienza ancora più affascinante è il legame tra Coimbra e la cultura contemporanea. Tra il 1991 e il 1993, la scrittrice J.K. Rowling visse in Portogallo e visitò più volte Coimbra. Le tradizioni studentesche, l’abito accademico nero, le biblioteche monumentali e l’atmosfera dell’università richiamano fortemente l’immaginario dei romanzi di Harry Potter. Il parallelismo con Hogwarts è evidente e contribuisce a rendere questo luogo ancora più suggestivo ai nostri occhi.
Per gli studenti europei, entrare in contatto con una realtà così ricca di storia significa comprendere che il futuro si costruisce anche attraverso la memoria.
Coimbra non è stata solo una tappa del viaggio, ma un punto di partenza.
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